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UNITA’ DIDATTICA
“Le avventure di Jim Bottone”
I Capitolo
Obiettivi cognitivi
− Sviluppare la capacità di leggere in modo
analitico
− Incrementare la capacità di rappresentare in modo
diverso una storia e raccontarla ad altri
− Favorire e sviluppare un comportamento attivo e
di interazione con il libro
− Provare curiosità
− Sviluppare la fantasia e la creatività
Obiettivo descritto in termini comprensibili agli
alunni.
Ogni componente del gruppo, dopo aver ascoltato la
lettura del capitolo, dovrà riscriverne una parte
sintetizzandola e arricchendola secondo la propria
fantasia.
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(c) 2007 Tutti i diritti sono riservati. Non è consentita la riproduzione di parte del documento senza il consenso dell'autore.
Formazione dei gruppi
Si formeranno gruppi da 4, estraendo a sorte 4 nomi
alla volta.
Materiali
− Fotocopia del capitolo del libro
− Penna
− Matita
− Colori
− Fogli
− Foglio del libro
Abilità sociali
− Stare nel gruppo
− Condividere i materiali
− Suddividere gli incarichi
− Impegnarsi fino alla fine del lavoro
− Parlare sottovoce
− Aiutare l’altro
− Prestare attenzione al lavoro degli altri (esprimere
solo critiche costruttive)
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(c) 2007 Tutti i diritti sono riservati. Non è consentita la riproduzione di parte del documento senza il consenso dell'autore.
Procedura di lavoro
1. Lettura del capitolo
2. Dividere il capitolo letto in quattro capoversi ed
assegnare a sorte un capoverso ad ogni
componente del gruppo.
3. Ognuno “riscriva” il proprio capoverso con una
sintesi, lo arricchisca secondo la propria
creatività e fantasia
4. In gruppo controllare la correttezza dei capoversi.
5. Infine ciascuno copi il capitolo sulle pagine del
libro e le realizzi secondo le indicazioni del
gruppo.
LE AVVENTURE DI JIM BOTTONE
di MICHAEL ENDE
Primo capitolo
Dormolandia, dove viveva Luca il macchinista, era un paese piccolissimo. In confronto ad altri
paesi, come ad esempio la Germania, l’Africa, la Cina, era eccezionalmente piccolo: più o meno il
doppio di una nostra normale abitazione. Era occupato in larga parte da una montagna con due
vette, una alta e una un po’ più bassa.
Tutt’intorno alla montagna serpeggiavano numerosi sentieri con passaggi laterali e ponticelli.
C’era anche una strada ferrata tutta a curve che, attraverso cinque tunnel, correva in lungo ed in
largo su per la montagna e le sue due vette. Naturalmente a Dormolandia c’erano anche delle case:
una decisamente normale e l’altra con dentro una piccola bottega. Ai piedi della montagna si
trovava inoltre una piccola stazione. Là abitava Luca il macchinista. In alto sulla montagna, tra le
due vette sorgeva un castello.
Il paese era praticamente stracolmo. Non c’era più molto posto libero! E degno di nota forse
anche il fatto che si doveva stare molto attenti a non superare i confini del paese per non bagnarsi i
piedi dato che si trattava di un’isola.
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Quest’isola si trovava in mezzo all’oceano sconfinato e, giorno e notte, onde grandi e piccole
rumoreggiavano ai suoi confini. Talvolta il mare era silenzioso e liscio cosicché la luna durante la
notte ed il sole durante il giorno ci si potevano rispecchiare. Queste occasioni erano particolarmente
belle e motivo di festa per Luca il macchinista, che andava a sedersi sulla spiaggia a godersi lo
spettacolo.
Nessuno sapeva perché l’isola si chiamasse Dormolandia e non in un altro modo, ma sicuramente
un giorno verrà fatta un’indagine.
E’ qui che viveva Luca il macchinista con la sua locomotiva. Si chiamava Emma ed era una
locomotiva di buona qualità anche se forse un po’ fuori moda. Era soprattutto un po’ grassa.
Qualcuno potrebbe a questo punto domandare: a che cosa serve una locomotiva in un paese così
piccolo?
Allora, un macchinista ha bisogno appunto di una locomotiva, altrimenti che cosa potrebbe
condurre? Forse un ascensore? Ma allora sarebbe un ascensorista. Un vero macchinista vuole essere
o un macchinista oppure niente. Tanto più che a Dormolandia non c’erano ascensori.
Luca il macchinista era piccolo e grassottello e non si preoccupava affatto se qualcuno trovava
una locomotiva necessaria o no. Portava un berretto con visiera ed una tuta da lavoro. Aveva gli
occhi blu come il cielo di Dormolandia nei giorni di sole. Ma il viso e le mani erano nere di olio e di
fuliggine. Per quanto si lavasse ogni giorno con uno speciale sapone per macchinisti, la fuliggine
non andava più via. Era penetrata profondamente nella pelle dato che Luca da molti anni, durante il
lavoro, ridiventava nero ogni giorno. Quando rideva — e lo faceva spesso — gli si vedevano
brillare in bocca magnifici denti bianchi con i quali riusciva a schiacciare qualsiasi noce. Portava
inoltre un orecchino d’oro nel lobo dell’orecchio e fumava una grossa pipa inglese.
Non era particolarmente grande, ma disponeva di una incredibile forza fisica. Volendo, sapeva ad
esempio fare un nodo con una sbarra di ferro.
Nessuno però sapeva quanto fosse veramente forte perché amava la pace e la tranquillità e non
aveva mai avuto bisogno di dimostrare la sua forza.
A tempo perso era anche un artista. Un artista nello sputo. Sapeva mirare in modo così preciso
che riusciva a spegnere un cerino acceso a tre metri e mezzo di distanza. Ma non é tutto. Sapeva
fare qualcosa che nessun altro al mondo avrebbe potuto tanto facilmente imitare: sapeva fare sputi a